domenica 8 marzo 2026
Poesie
Possono piacerti o meno, di sicuro non lasciano indifferenti, le amerai se comprendendole ti trasmettono emozioni, le odierai se hai dovuto faticare per impararle a memoria senza comprenderne il senso o la bellezza della forma o la sonorità se in rima.
Potrai vivere senza, potrai ritenerle noiose o peculiari di certi animi stucchevolmente romantici ma quando ti imbatterai in una canzone e sentirai "risuonare" qualcosa dentro, sappi che stai apprezzando una forma di poesia.
Tutta la bellezza che ci circonda è una forma di poesia, che sia della natura, della vita, dell'animo umano...
La poesia è contagiosa!
Diari di una lettrice
Quando ero piccola non c'era ancora Wikipedia e neanche internet ma avevamo in casa una vera ricchezza: l'enciclopedia, mamma ne aveva comperate due generali e una medica perchè non si sa mai.
Erano ricche di illustrazioni, adoravo sfogliarle anche prima di imparare a leggerle poi mi si aprì un mondo che non sono ancora stanca di esplorare.
Leggevo per ore, seduta per terra perchè i volumi erano grandi e pesanti, leggevo la storia, guardavo le cartine cercando di immaginare i paesaggi, le distanze, le atmosfere. Poi scoprii i racconti e le fiabe che nessuno mi raccontava, le favole antiche con la morale, conoscevo più parole dei miei amici, riuscivo a pronunciare i nomi più complicati, le lettere ballavano per me dispiegandosi in una danza di significati e rimandi all'immaginazione.
Leggere per me era una necessità, un bisogno primario, cercavo di continuare anche a tavola e quando mi toglievano tutto dalle mani leggevo persino la confezione delle fette biscottate pur di continuare. Avevo quasi 9 anni quando a scuola aprirono la prima biblioteca a cui ebbi accesso, non era grandissima, ricordo una sola stanza ma strapiena di libri e non riuscivo a credere di poterne usufruire a mio piacere. Il primo giorno presi "Il conte di Montecristo", per l'avventura che prometteva di raccontare e per le dimensioni del volume che mi promettevano tante ore di favolosa magia. Ricordo ancora l'angosciante descrizione della prigionia, la sensazione di freddo e di paura della fuga con la domanda implicita:- Ma come e' possibile? Muore di gia'?-
E poi la vendetta, fredda e conquistata a caro prezzo, anche se giusta, ed il vago senso di amarezza che lasciava dietro di se', ho adorato quel libro; era un libro "da grandi".
Una parte importante nel mio amore per la lettura l'hanno fatta i fumetti che giravano da sempre a casa mia; mio babbo era un lettore appassionato di fumetti di ogni genere, dai "carta ruvida" Tex e Zagor, ai "carta liscia" Lanciostory e Monello. I miei (numerosi) fratelli maggiori leggevano Topolino, Geppo, Sturmtruppen e quelli per me a volte incomprensibili della banda Tnt. Vari numeri di queste storie a fumetti erano sempre in giro per la casa, a nostra disposizione, con mio grande piacere, e hanno contribuito ad aumentare ed allietare la mia curiosità.
C'era il piacere dell'alternanza libro-fumetto, c'era la possibilità di sfogare il bisogno di storie lunghe e storie brevi, di dare alla mente la possibilità di sedimentare i viaggi straordinari dei primi con le, non meno intense, avventure dei secondi.
Non ho mai conosciuto la noia, non solo per la vastità della mia famiglia, ma proprio per la ricchezza derivata dalla mia prima passione che ha contribuito a dar forma al mio mondo interiore. Era meraviglioso poter disporre di tale assortimento, fino a quando uno dei miei fratelli maggiori si appassionò a tal punto al mondo dei fumetti da iniziare a farne un piccolo commercio per mantenersi agli studi. Fu allora che conobbi la frustrazione della voglia inappagata; lui portava a casa di tutto, ma noi non potevamo toccare niente perchè, se avessimo rovinato l'oggetto prezioso, avremmo potuto pregiudicarne la possibile vendita. Peraltro lui non si faceva scrupolo di leggere davanti agli altri, con noncurante sadismo. La cosa buffa era che anche lui aveva paura di sciupare i suoi albi, quindi li apriva pochissimo, leggeva scomodamente sforzandosi di indovinare più che godersi la lettura. C'era la sua stanza, chiusa a chiave in sua assenza, che traboccava di fantastici tesori che io potevo soltanto ammirare da uno spiraglio, poi cominciò a riempire la cantina, poi dovette prendere un magazzino apposta, organizzato con un ordine maniacale.
Credo che abbia ancora la cantina piena delle sue collezioni personali preferite, e secondo me, la tiene chiusa a chiave per forza dell'abitudine.
I miei non si spiegavano una tale voracità; più o meno a casa leggevamo tutti ma non con tale accanimento, credo che se avessi riversato la stessa passione in uno sport sarei diventata campionessa. Ero convinta che sui libri avrei potuto trovare tutte le risposte alle mie innumerevoli domande, che avrei potuto sapere e capire tutto di me, del mondo, della vita, di tutto ciò a cui i miei genitori non avrebbero potuto o voluto rispondere. Come quel personaggio (di un libro, ovvio) che viveva in biblioteca per leggerne tutti i libri in ordine alfabetico per conoscere lo scibile umano.
Quanto fui delusa dallo scoprire che nella nostra epoca non si poteva più diventare onniscienti, come ai tempi di Leonardo da Vinci per via dei continui progressi e delle troppe scoperte in ogni campo di esperienza. Invece ogni libro alimentava (e continua tuttora) nuove domande e nuove curiosità e nuovi rimandi ad altri libri ed altri autori. L'antico sogno di aprire un'edicola si era ampliato nell'idea di una libreria ed infine ha trovato sbocco nella frequentazione delle fornitissime biblioteche pubbliche. Con il tempo i miei gusti si sono affinati, sono diventata più esigente e selettiva, ma, come da adolescente, se mi entusiasma un libro cerco di leggere tutta la produzione del suo autore.
Nel periodo delle scuole superiori mi nutrivo sopratutto di libretti Harmony e racconti dell'orrore ed entrambi mi avvincevano con la stessa miscela di incredulità, paura ed attrazione. I libretti li scoprii tramite una sorella maggiore molto romantica che ne faceva collezione e per fortuna non ne era tanto gelosa quanto per i suoi prodotti per il trucco che avrei utilizzato volentieri per colorare i miei disegni. Quella lettura era per me, come credo per la maggior parte delle adolescenti di quel periodo, l'unica forma di educazione sessuale e un valido esempio di emancipazione femminile che avrei poi esplorato più a fondo in anni successivi nei manuali di auto-realizzazione.
Chissà perchè di pari passo leggevo anche gli horror, forse per esorcizzare la melensa positività dei primi o per esplorare quei sentimenti negativi che non si potevano nominare e tantomeno spiegare. Era lontana la libertà di vivere a fondo le proprie emozioni o almeno di riconoscerle con partecipe consapevolezza. Comunque la passione per i libri dell'orrore non si è riversata anche sui film, per niente, continuo a non guardarli e se ne vedo uno spezzone in pubblicità le mie mani vanno automaticamente a coprire gli occhi. Paradossalmente il personaggio dei racconti che più mi hanno spaventata è sempre un demone, nonostante i serial killer e i rapitori siano più frequenti, numerosi e facilmente incontrabili. E' l'idea dell'invulnerabilità del diavolo ad atterrirmi, implica la mia impossibilità di difesa autonoma, dovrei aspettare un altro tipo di essere soprannaturale per risolvere la situazione, questa poi si trasformerebbe in una farsa sessista; come l'attesa del principe azzurro.
L'abbuffata di horror finì in una torrida estate e l'autunno seguente scoprii i fantasy con le loro atmosfere brumose ricche di magia e i racconti pieni di amore e rispetto per la natura e creature dell'immaginazione più libera. Come sogni ad occhi aperti che portano a viaggiare in tempi e luoghi indefiniti con personaggi che si materializzano all'improvviso seguendo leggi inconcepibili.
Queste letture mi facevano sentire molto romantica e selvaggia come una creatura dei boschi e per diverso tempo mi ci dedicai totalmente. Ci sono arrivata a sentire quella sensazione di selvaggia liberta', ma ci sono voluti 20 anni...
La mia parte razionale poi prevalse e mi portò verso un'altra strada, infinita e silenziosa come l'universo: la fantascienza! Questa ha il vantaggio di essere credibile, realizzabile pur se in tempi lontani. Che bello leggere di tutte le invenzioni cervellotiche e fantastiche che si potranno realizzare e dei mondi diversissimi che si potranno raggiungere, tutto grazie alla parte dell'uomo che più mi affascina: la mente. Ho iniziato con autori vari che non ricordo più perché sono stati cancellati dalla totale, meravigliosa produzione di Asimov che tengo in bella vista sullo scaffale per ricordare le grandi emozioni provate durante quelle lunghe ore di lettura.
Sui suoi libri continuavo a rimuginare, immaginando possibili sviluppi delle storie e utilizzi pratici delle sue invenzioni nella mia vita quotidiana.
Mi colpì tantissimo l'etica marcata che si palesava dietro ogni decisione e legislazione e lo spirito inclusivo e accogliente dei personaggi abituati a trovarsi davanti gli alieni più disparati con esigenze vitali e culturali diversissime tra loro.
Mi sarebbe piaciuto far parte di ogni spedizione esplorativa, di ogni delegazione diplomatica, mi sentivo sempre pronta a conoscere nuovi alieni, in effetti lo sono ancora, anche con i "normali" esseri umani. Il mio spirito sempre proiettato verso il futuro si è arricchito e aperto ancora di più alla scoperta e alla conoscenza degli altri.
La vita interiore e la vita sociale hanno bisogno d'intensità; senza vita sociale l'individuo non evolve, senza vita interiore la società ristagna.
Un libro da vivere
L'uomo che piantava gli alberi

Una storia breve, quasi un racconto, piena di poesia, di vita
Bugiardino
Dall'altra parte
E' un libro che non lascia indifferenti perché emerge l'animo dell'autore che mischia situazioni credibili e finali inaspettati, personaggi immaginari e vita vissuta con una tensione che riesce ad esorcizzare paure e stimolare la riflessione
e la domanda "ma potrebbe accadere realmente?"
Da affamata lettrice di storie dell'orrore e di fantascienza pensavo che non mi avrebbe colpito più di tanto invece devo dire che alla fine di alcuni di questi racconti si è talmente immersi nell'atmosfera immaginifica che si fatica a rientrare nella quotidianità.
Mystero in Sardegna
Riposa leggendo
legge di saggi per ispirarsi
legge di viaggi per innamorarsi
legge poesia se stanca rincasa
la mente viaggia poemi e paesi
fragile è il corpo, i sensi confusi
le lettere danzano e formano frasi
sembra sconfitta ma la mente osa
voli magnifici, atti mai arresi
eventi lontani, avventure tortuose
strade in salita, chilometri franosi
ove poi decidere soste improvvise
a riposare e leggere poesie e prose.
Un libro da favola
Riletture dissacranti
Nero di mare
La vicenda si svolge in Sardegna e come il luogo in cui è ambientata, è una vicenda dura e forte in cui il protagonista diventa l'eroe solo dopo intrighi e sofferenze.
I personaggi sembrano tagliati nel granito sardo con le loro reazioni crude, realistiche e profondamente umane.
Nero è il titolo e anche il genere letterario a cui appartiene, non c'è un assassino da trovare ma un passato tragico da cui redimersi.
Ci sono i paesaggi che amo descritti quel tanto che basta da far immaginare il profumo di macchia mediterranea e i colori di una terra senza mezze misure che accoglie, mette alla prova gli animi e a volte perdona.
La storia si legge d'un fiato, trattiene l'attenzione sí da esser "consumata" voracemente tenendo alto il desiderio di redenzione finale.
Terra
Questo libro trovato in un mercatino dell'usato si è rivelato un piccolo tesoro; un incrocio di storia, geografia, astronomia, fantascienza, lingue, sentimenti e poesia.
Questo accostamento tra materie scolastiche e particolarità dell'anima non è casuale ma deriva dalle (sconfinate) conoscenze culturali e di vita dell'autore che mescola tutto con sapiente ironia.
Devo confessare che di suo ho già letto parecchie cose ma in effetti ogni volta mi sorprende con trovate geniali e poetiche al contempo.
I protagonisti, umani, umanizzati e inventati viaggiano nello spazio in cerca di un luogo vivibile come la vecchia terra ormai distrutta da ripetute guerre nucleari in seguito alle quali i superstiti hanno ricostruito nel sottosuolo grigio ed inospitale. Chi resta nel pianeta da cui è iniziato tutto avrà l'onore di scoprire che la quarta dimensione ha nascosto in profondità il segreto per salvare il pianeta. Occorrerà ogni briciolo di sentimento, sacrificio e coraggio per riportare alla luce il "cuore del sole" che potrà ricominciare a popolare la superficie terrestre.
Sarò bre
Si sente ancora il bisogno di una raccolta di aforismi in questi anni così "social" in cui basta guardare il telefonino per trovare tutta la saggezza che serve per vivere?
L'autore, che è anche un appassionato lettore, come si intuisce dai suoi eruditi pensieri, non si lascia scoraggiare dall'esistenza di facebook, twitter e simili, e ci propone le sue ricette per l'esistenza.
In breve, come dice il titolo, con intelligente ironia, spaziando dai giochi di parole a battute raggelanti, dagli ossimori alle riflessioni profonde.
La copertina del disegnatore Stefano Babini illustra benissimo il sottotitolo "messaggi in bottiglia" riprendendo visivamente l'idea del viaggio di ogni vita che è relazione, messaggio, esempio per altre. Bisogna scegliere bene se e che cosa vogliamo comunicare agli altri con il nostro viaggio, con il nostro esempio, con la nostra vita.
Qui l'autore sceglie di farci divertire e riflettere e tra le righe racconta di sé e del suo districarsi tra le passioni e le fatiche del quotidiano. Ogni tanto troviamo le illustrazioni del bravo James Hogg che trasformano questi pensieri in chiarissime vignette e rendono scorrevole ed intrigante la lettura agevolata anche dai titoli degli argomenti proposti.
Un libro da sfogliare a caso saltando a piacere o da leggere d'un fiato e citare facilmente al momento adatto con la sicurezza di divertire ed incuriosire chi ascolta.
Zagor- raduno
Forse farete fatica a crederci ma si parla di fumetti, e che fumetti! Zagor, lo spirito con la scure di fanciullesca memoria esiste ancora ed è più vivo che mai nel cuore di numerosi appassionati che indossano orgogliosamente la maglietta rossa che non passa certo inosservata nonostante il fisico non sia sempre tale e quale a quello dell'originale.
Ho avuto modo di partecipare al raduno autunnale degli "zagoriani" che, detto così, sembra quasi si tratti di una setta religiosa e in effetti hanno un'adorazione tale per il loro eroe pari quasi alle esaltazioni giovanili per i cantanti preferiti.
Insomma, un eroe giovane che mantiene giovani i suoi fans, forse per quei valori forti di integrità e rifiuto della violenza fine a se stessa e di autocritica continua che lo accomuna più ad un uomo normale che a un supereroe di estrazione classica. E non possiamo dimenticare il fido aiutante di ogni avventura; Cico, il piccolo uomo dal grande ventre, come viene definito dagli indiani per ovvie ragioni fisiche, che si mette nei guai in modo così divertente che Zagor credo faccia apposta a lasciarlo da solo periodicamente.
Insomma ho riscoperto Zagor, grazie all'affetto che gli si respira intorno e credo che se un fumetto riesce ancora ad appassionare tante persone pur in questa nostra società accelerata, indifferente e intollerante, non tutto è perduto.
Lunga vita a Zagor, lunga vita ai fumetti.
Trilogia della Maddalena
A me è piaciuto ogni volume dalla prima all'ultima riga altrimenti non sarei qui a farne una recensione solo per il puro piacere di rimuginarci su e sedimentare l'emozionante esperienza.
L'argomento è affascinante; a partire dai vangeli apocrifi, gnostici e dai recenti ritrovamenti anche nella zona del mar Morto, si risale a una sorta di "predicazione originale" di Gesù e dei suoi primi apostoli e della sua apostola preferita e mai riconosciuta dalla chiesa "ufficiale": Maria Maddalena.
Questa predicazione elementare e semplice nella sua dirompente immediatezza, perché alla portata di tutti, si basa sull'amore per se stessi e per il prossimo e viene denominata "via dell'amore"
Secondo questa dottrina è l'amore che trasforma un normale pianeta tra tanti altri in un vero e proprio "paradiso terrestre" (come in cielo così in terra). L'amore puro tra uomo e donna porta al legame perfetto tra due anime che si fondono in un'unione sacra (hieros gamos) che rispecchia l'essere divino che non sarebbe quindi solo di genere maschile. Si delinea infatti un Dio formato da un elemento maschile e da uno femminile che rivestono la stessa importanza (yin e yang?) a dispetto di quanto emerge dalle lettere di San Paolo e dalla scrematura dei vangeli raccolti nel nuovo testamento che tolgono alla donna qualsiasi rilevanza di ruolo nella società e nei secoli.
Come ci spiega la protagonista; Maureen- La storia non è ciò che è accaduto, la storia è ciò che è stato scritto-.
Le fonti dell'autrice, a parte gli scritti già citati, sono le tradizioni orali, giunte fino a noi da popolazioni con un forte attaccamento alla propria terra e ai propri primitivi retaggi culturali (sud della Francia, Irlanda). Da forte lettrice, sarda, posso confermare quanto possano restare impresse le vicende raccontate più e più volte, a partire dall'infanzia e quanto l'amore per chi e come le racconta le faccia diventare reali quanto un libro stampato.
Il primo libro racconta la vita di Maria Maddalena accanto al suo amato Gesù, l'amore e la sofferenza di due esseri umani che hanno creduto in se stessi come persone e come coppia affrontando ogni avversità con la certezza della fede e dell'amore di Dio. Due profeti, due precursori, portatori di un messaggio nuovo e grande; il perdono incondizionato. Dopo la morte di Gesù, Maria ha portato avanti da sola (e poi con i figli) questo messaggio d'amore che ha messo poi per iscritto dettandolo all'apostolo ed evangelista Filippo. Fuggendo da Gerusalemme e terminando poi la sua predicazione e la sua vita nella regione della Linguadoca, è riuscita a dare vita a una fortissima tradizione di culto continuato poi nei secoli successivi, tramandandolo di volta in volta tramite figure femminili di grande carisma (le elette). Intorno all'anno mille i catari avevano formato una corporazione di protezione della scrittura originale proteggendola dagli emissari ecclesiastici che temevano il rovesciamento dell'ordine costituito. Nonostante le rivelazioni travolgenti per quanto riguarda la religione come ci è stata insegnata, questo volume non istiga alla perdita della fede ma ad una sua lettura più adulta e consapevole per chi ne resti incuriosito.
Nel secondo libro si racconta la vita straordinaria dell'eletta Matilde di Canossa, il suo carattere inquieto e la sua volontà forte che le hanno permesso di diventare una delle donne guerriere più potenti del suo tempo. Potente lo è stata anche nel potere religioso; infatti portò avanti la religione dei cristiani "puri" con l'aiuto del suo amato papa Gregorio VII. Costruì basiliche connotate da una simbologia atta a celebrare Maria Maddalena nascosti a sguardi superficiali in modo che venisse "confusa" con la grande Maria; madre di Gesù.
C'è anche un grande richiamo al Cantico dei cantici; presente nella Bibbia ma tristemente assente da catechismo e percorsi religiosi che ignorano del tutto il suo messaggio d'amore.
L'educazione
"Cosa deve fare una persona, si chiede la protagonista, quando i suoi doveri verso la famiglia, si scontrano con altri doveri, verso gli amici, la società, verso se stessi?"
Le opzioni sembrano essere due sole; abbandonare la famiglia o abbandonare il mondo reale.
Tara, questo il nome della nostra eroina (in nomen omen) cerca di affrancarsi dalla sua soffocante quotidianità e dal manifestarsi di sempre più numerosi episodi di violenza da parte di un fratello, al sopraggiungere della sua pubertà.
I genitori sembrano non accorgersi di niente, troppo indaffarati ad ascoltare le parole di Dio per poter ascoltare quelle dei loro figli, soprattutto di una femmina.
Io sono Jo.
Mi sembra egoistico parlare del personaggio che preferisco di "Piccole donne" solo perché è uno dei primi che ho letto e ho amato e in cui mi sono identificata da subito. Ma questo è il mio blog quindi bando alla finta democraticità e via con la passione. Si, Jo è la passione fatta ragazza nella famiglia March, è spinta vitale che soffre le convenzioni sociali e l'imprigionamento dell'individuo in una rigida etichetta. Riesce ad esprimere se stessa attraverso il linguaggio, il movimento, l'energia che spande attorno. Solo per l'amore che prova per la sua famiglia cerca di imbrigliare il suo temperamento ribelle e burrascoso. Vive nella seconda metà dell'ottocento, ma é come se vivesse anche oggi, sono cambiate forme e valori della gioventù, ma non i sentimenti e i contenuti. Rileggere dopo quasi quarant'anni questo libro mi ha riportata ai sogni e ai desideri di quell'età che avevo quasi dimenticato, pur essendosene avverati alcuni. Ho raccolto descrizioni qua e là per dipingerne un breve ritratto:
"Mi chiamo Josephine March ma preferisco essere chiamata Jo. Amo fischiettare con le mani in tasca e amo i giochi, le attività e le maniere dei ragazzi. Invece non sopporto le mocciose tutte lezi e smancerie e mi viene l'orticaria al pensiero di dover crescere e diventare miss March; portare vestiti lunghi e stare tutta rigida e impettita come un astro della Cina.
Per la mia mamma, che mi vuole tanto bene, io sono la sua ragazza coraggiosa, sempre pronta ad aiutare e tenere allegro chi ho intorno.
Tutti dicono che dovrei smettere gli atteggiamenti da maschiaccio e iniziare a comportarmi come si deve ma per me è abbastanza seccante essere una ragazza. Poi, nella lettera del papà che ci è arrivata ieri dal fronte dov'è in atto la guerra civile, lui assicura che non vede l'ora di tornare a casa e che sarà sempre fiero e pieno d'amore per le sue "piccole donne".
Allora dovró cercare di esserlo una "piccola donna", come gli piace tanto chiamarmi, e non un ragazzaccio selvaggio e sgarbato e faró il mio dovere qui, invece di voler essere altrove anche se so che domare le mie effervescenze tra le mura domestiche sia un compito ben più arduo che fronteggiare due o tre ribelli del sud.
Bé, io sono Jo, e non saró mai nient'altro".
Tu chi sei? Teista, ateo, agnostico o Vito Mancuso?
Sono stata ad ascoltare, gratis, insieme ad altre 800 persone, sedute comode, appoggiate al muro o accampate per terra, una lectio magistralis di Vito Mancuso, teologo e scrittore, ma io amo definirlo filosofo.
Ha parlato di anima e spirito (aria che si muove, soffio) declinando le stesse parole e tante altre, nel corso della sua lezione; in latino e in greco, per far capire da quanto tempo l'uomo stia ad interrogarsi su certi argomenti. Ha tenuto una lezione "delicata" e piena di questo aggettivo, soprattutto in riferimento alla libertà; ovvero "delicata disposizione a parlare dell'anima". Noi siamo liberi, siamo vivi, al contrario degli oggetti inanimati (non liberi, definiti da confini fisici) la nostra energia è in movimento, è libera, è la vita.
Energia finita - corpo (si nutre di cibo)
Energia libera - psiche e spirito (si nutrono di emozioni: amicizia, libri, viaggi)
La nostra libertà è consapevolezza, è creatività, è responsabilità.
La nostra creatività ci rende imprevedibili, indeterminati, e siamo in grado di rispondere a domande e richieste.
E non si tratta di essere credenti o meno ma di rendere onore al fattore umano, all'anima. Una grande filosofa del novecento, Hannah Arendt, nel suo libro: La vita della mente, affermava "non è irrilevante notare come la parte immortale e divina dell'uomo non esista se non viene focalizzata a ciò che è fuori da sé".
Ma la grande domanda a cui tutti ci troviamo davanti prima o poi è: è possibile trovare dentro di noi un messaggio di pace, di divino, di immortale, che non sia solo lotta per la sopravvivenza? Le possibili risposte date dall'uomo nel corso dei tempi sono quattro.
Si ma non viene da me, si trova al di fuori, è una rivelazione di voce divina che si esplicita nei libri sacri (teismo).
No non esiste alcun messaggio, siamo solo appetito, voracità, volontà di potenza e di affermazione che resista anche dopo di noi, il resto sono solo discorsi per chi ha la pancia piena (ateismo).
Non so in giro ci sono troppi messaggi, chissà qual è quello vero, non saprei proprio scegliere (agnosticismo).
4' via la mia, il messaggio c'è e dipende da me, dal mio lavoro, dalla mia attenzione, costruzione, interpretazione.
Per chi invece è convinto che siamo solo cenere, nessuno lo convincerà del contrario. La verità non si impone in maniera oggettiva come la matematica che parla alla nostra dimensione logica, invece la filosofia parla alla nostra dimensione della costruzione di senso (sensazioni, sentimenti, direzioni).
Per trovare questo senso ci vuole creatività, libertà, voglia di interpretazione e di emozione, capacità di connettersi alla musica del mondo.
Mondo, qual è il tuo messaggio?
La bellezza!
La bellezza è universale, si può negare Dio, l'anima, l'amore, la giustizia, il diritto, ma nessuno mai ha potuto negare la bellezza, pur potendone discutere. E' questo il messaggio decisivo, quello tramite il quale attiviamo la parte mortale e divina dentro di noi. La riuscita di un essere umano si gioca sulle relazioni, sull'amicizia, si è realizzati se si è amati, se si ha una delicata disposizione dell'essere e dell'apprezzare le 3 sorgenti della bellezza:
la natura, l'arte e l'umanità.
La bellezza della natura è universale, si impone a tutti gli esseri umani, il mare, la notte, la montagna, l'alba, la neve, un fiore.
Anche l'arte è universale, poi ognuno ha i suoi gusti.
L'umanità è la nostra bellezza, se evitiamo la sfiducia nell'essere umano, noi siamo capaci di grande bellezza morale; giustizia, empatia, affidabilità, simpatia, a seconda di come determiniamo il nostro spirito, la malvagità è spirituale, è data dalla libertà.
Homo homini lupus vs homo homini deus.
Dobbiamo nutrire la nostra energia interiore della bellezza che l'umanità produce, delle emozioni della bellezza morale, della bellezza civile, non siamo solo animali in lotta contro tutti.
Grazie per averlo ricordato.
Il mio recens-eroe
Lui li ama proprio come oggetti, come strumento di conoscenza e di evasione, come feticcio da assaporare con tutti i sensi. Li ama e li accumula, non potrebbe vivere senza. Credo che, in un naufragio, cercherebbe di salvarne il più possibile, a discapito di qualche essere umano. Quando parte per un viaggio, i libri occupano i due terzi del suo bagaglio, che si tratti di uno zaino, borsone o valigia. C'è da dire che per lui, la lettura, è anche uno strumento di lavoro e non è mai motivo di litigio tra noi poiché è una passione condivisa da entrambi, ci regaliamo libri, ce li scambiamo, ce li rubiamo amichevolmente.
E' l'approccio che è diverso.
Lui ne legge tanti contemporaneamente, compresi quelli che sto leggendo io e che trova disseminati per casa in posti strategici; vicino al divano, in bagno, sul comodino. Se mi vede particolarmente interessata a qualcosa, di cui magari gli faccio un accenno, se ne impossessa subito, appena lo poso, lo legge parallelamente a me, senza segnalibro e senza perdere il filo, e se mi azzardo a riporlo nella libreria si offende tantissimo.
Perché lui non si limita a leggere e gustare storie, saggi e fumetti, no.
Lui li deve recensire.
E' la sua droga, la sua autarchia, la sua memoria storica, la sua condanna autoinflitta.
Io la vedo, quella pila di libri letti sulla scrivania, salire inesorabilmente, perché il tempo è sempre troppo poco, e c'è sempre qualcos'altro da fare, o da leggere. Osservo quell'equilibrio statico, sempre troppo statico, con qualche moto d'insofferenza. Ho già catalogato mentalmente tutti quelli che ho letto, e li avrei già posizionati nelle librerie, suddivisi ordinatamente per genere o per autore, ma no, bisogna aspettare che siano recensiti. Chissà come si sentirà l'ultimo della fila, quello più in basso, che si sente continuamente ricoprire di nuovi tomi, più o meno pesanti?
E chissà come si sentirà il primo, con un primato così fuggevole, poiché a volte capita che il grande recensore si senta ispirato da una storia posta più o meno al centro della fila, più che dall'ultimo letto?
Si sa che, perché la recensione avvenga, ci vuole una serie di congiunture positive tra tempo libero, wi-fi funzionante, voglia di scrivere e voglia di recensire.
Tanto, non è importante l'attesa, il nostro recens-eroe non dimentica neanche una virgola di tutto quello che legge.
Devo stare molto attenta a scrivere solo cose belle sul suo conto, ma questa, in realtà, non è assolutamente una difficoltà, per me.
Furore
Questo periodo di reclusione forzata non è l'ideale per esplorare letteratura e filmografia horror o angosciante, sarebbe meglio buttarsi sui classici, da poco mi era capitato, nel mucchio di quelli da leggere, questo libro di Steinbeck, vincitore di Nobel e Pulitzer. Considerando il numero poderoso di pagine, ho deciso di dargli fiducia proprio in questi giorni, decisione non di cuore quindi, ma più che altro, di economia strategica. Alla fine non posso neanche dire che sia stata una lettura rilassante. Non l'ho acquistato io, e questo se da una parte poteva darmi un motivo per evitarlo, dall'altra mi faceva sentire in colpa perché ne ho parlato con tutti in lungo e in largo per vedere se qualcuno poteva prestarmelo finché il mio compagno, impietosito, me l'ha regalato con tanto amore. Ed eccomi qua, incastrata dalla mia curiosità e dalla gentilezza di chi ho intorno.
Il titolo è tremendamente invitante, "furore" ovvero brama ardente. Cosa può contenere un libro dal titolo così evocativo? Di sicuro sentimenti simili a quelli che proviamo noi in questo drammatico momento storico (almeno, io, so invece di persone tranquille e rilassate che passano il tempo a cucinare). Così, con buona disposizione d'animo mi sono apprestata a leggere questo tomo, che comunque è davvero scorrevole nello svolgersi delle vicende, mai pesante, semplice anche nella descrizione dei personaggi e nei dialoghi tra loro, immediati, mai una parola di troppo.
La vicenda si snoda in un viaggio verso l'ovest, nella terra promessa, la mitica, verde e feconda California, la frontiera dei film western ambientati cent'anni prima. In questo caso i nemici non sono gli indiani, ma i proprietari terrieri che iniziavano ad espandere le loro coltivazioni assorbendo i territori dei piccoli contadini che non riuscivano a risollevarsi economicamente da uno o due raccolti sfortunati. La legge del libero mercato e delle paghe al ribasso sfruttante il numero di poveri che venivano cacciati dalle campagne flagellate dai fenomeni atmosferici si snoda per tutto il libro accompagnando i nostri protagonisti nella loro moderna odissea.
In parte per questo suo ruolo di osservatore e promotore di denuncia sociale; Steinbeck venne additato come simpatizzante comunista e quindi osteggiato sia in America che nell' Europa fascista dei tempi.
Le coincidenze e il giudizio
Il borghese pellegrino
I libri del 2020
- La biblioteca dei morti, Glenn Cooper, primo regalo di Natale di Ares, mio figlio, quindi ha la precedenza di diritto rispetto a tutti gli altri in attesa.
- Le magnifiche dei Medici, Daniela Cavini, preso al negozio del museo di palazzo Vecchio, Firenze, dopo la visita guidata dell'ultima sera dell'anno, in una delle nostre mirabolanti incursioni culturali, gastronomiche, ricreative.
- Genesi, di Guido Tonelli, complicato ma intenso come la sua materia; la fisica.
- Cantico dei cantici, a cura di Guido Ceronetti, preso in libreria al Barilla center prima di andare al cinema, e letto abbondantemente fino a quando si sono spente le luci. Incanto e trepidazione nel trovare così tanta passione in uno scritto di oltre duemila anni fa che si ritiene attribuibile a Salomone dopo l'incontro con la regina di Saba.
- La storia di Pistoia a cura di Luca Signorini, un libro di storia diverso dai soliti; divertente, curioso, ricco di aneddoti, stereotipi e piccoli peccati di una popolazione variegata per umori e attitudini.
- Io sono Cico, di Moreno Burattini, fumetti, gag e saggistica a cura di mio marito, che mette tanta passione in ogni cosa che fa e che scrive che riesce a trasmetterla fluidamente al lettore.
- Stupore e tremori, di Amelie Nothomb, un piccolo romanzo ambientato nel mondo del lavoro giapponese, con i suoi riti e il formalismo cerimonioso che lo contraddistingue.
- Il cielo sopra l'Everest, di David Lagerkrantz che lascia da parte la magnetica Lisbeth Salander e immagina un thriller di alpinismo che esplora altezze da conquistare e bassezze umane da non imitare.
- La fine del mondo storto, di Mauro Corona che a me di solito piace molto per il suo stile scarno e crudo, invece qui si è lasciato andare alla retorica e alla generalizzazione semplicistica. Inoltre durante questa lettura è scoppiata la pandemia di coronavirus.
- Le leggende degli ebrei, di Louis Ginzberg, dettagliato elenco e racconto dei "racconti" del mondo, con precisi dettagli sulle fonti, confronti delle varie versioni e traduzioni fatte in prima persona.
- Il povero Piero, di Achille Campanile, la riscoperta dell'anno, divertente come la versione per il teatro ma in forma romanzesca con tutto il surreale e comicamente tragico che riesce a inventare.
- Le mezze verità, di E. J. Howard, questo è il tipico libro "facile" che ho scelto per i colori della sua copertina e per riportare il tempo speso nella lettura a una dimensione leggera e spensierata, anche troppo, infatti ora (dicembre) ne ho solo un vago ricordo.
- Eroi, di Stephen Fry è un libro sulla mitologia greca, narra degli eroi leggendari e delle loro incredibili avventure con e contro il favore degli Dei che li hanno portati a diventare miti nonostante non lo fossero per nulla (miti). Sagace e ironico.
- La porta del tempo, di F. Calenda, questo libro ha un inizio e uno sviluppo fantastici ma poi all'ultima pagina non ha risposto alla grande domanda: come va a finire. Mi ha lasciato una sensazione di incompiutezza anche perché il protagonista non ha portato a termine il viaggio.
- E Marx tacque nel giardino di Darwin, di Ilona Jerger, deliziosa narrazione di un incontro immaginario ma plausibile tra due grandi, tra loro contemporanei. Di certo c'è che Marx ha letto e sottolineato e annotato più volte "L'origine della specie" di Darwin, che considerava per questa sua teoria rivoluzionaria, un precursore dell'ideologia comunista.
- Camminare
- Ascoltare gli alberi, entrambi di Thoreau, filosofo americano che ha basato la sua immagine di vita ideale restando a contatto con la natura, vivendola e passandoci gran parte del tempo, ritenendola l'unica vera fonte di ispirazione dell'uomo.
- Sete, di Amelie Nothomb, questa è stata una scoperta incredibile, la Nothomb che ha solitamente un tratto pulito, quasi asettico, dovuto probabilmente alla parte della sua vita passata in Giappone, ha cucito questo piccolo racconto con passione e desiderio, carnale ma non sensuale, crudo ma non truculento intrecciato con l'affetto più puro di una donna e una mamma che sanno che l'oggetto del loro amore molto presto se ne andrà per sempre.
- Furore, di Steimbeck, un grande classico, grande anche come dimensioni, una storia familiare dura e sfortunata anche perché la sappiamo riferita non solo alla famiglia di cui si narra ma a un certo numero di popolazioni dello stesso contesto storico. Rispetto agli altri del mese questo mi abbassa la media della gradibilità non per motivi suoi intrinseci ma perché è uno di quei libri che fanno arrabbiare e vorresti esser stata lì per poter sistemare le cose.
- Il professionista, di John Grisham, letto solo perché è ambientato a Parma.
- Il tuo ultimo gioco, di R. Abbott, avvincente ma regalato subito dopo averlo finito.
- I love shopping a Las Vegas, di Sophie Kinsella, la saga di Rebecca, appassionata di acquisti a tal punto da finire spesso nei guai, sempre divertente e leggera.
- Viaggio in Sardegna, di Giovanni Lilli, questo suo gradevole reportage era arrivato in finale al concorso organizzato da una vecchia rivista di viaggi con quello che poi ha vinto, di Elio Vittorini ed è diventato in seguito: La Sardegna come un'infanzia.
- Diario notturno, di Ennio Flaiano, appunti, racconti, articoli brevi ricchi di arguzia e intelligenza mascherata da cinismo, un libro che fa innamorare dell'autore.
- La passeggiata, di Robert Walser, un libriccino piccolo e grazioso da leggere in poche ore, magari su una panchina del parco, per notare le piccole cose che riempiono una giornata; la natura, i movimenti degli animali, il comportamento degli umani che si modifica sentendosi osservato e nasconde o cerca di farlo, i suoi desideri, le invidie, i moti dell'anima.
- L'isola delle anime, di Piergiorgio Pulixi, bellissimo trhiller di un bellissimo autore sardo, che tiene il lettore incollato al libro e sorprende con un finale pazzesco. Intorno ci sono i riti e i luoghi nuragici e magici della mia splendida isola.
- Il giorno del giudizio, di Salvatore Satta, questo libro mi ha accompagnata nel viaggio di nozze in Sardegna in cui ho trovato gli stessi scenari narrati e di cui ho parlato abbondantemente in un altro post di questo blog: Le coincidenze e il giudizio.
- Se scorre il sangue, di Stephen King, quattro racconti tremendi del re del brivido.
- La caduta di un uomo, di David Lagerkrantz, indagine sulla morte di Alan Turing.
- Terre selvagge, di Sebastiano Vassalli, narra le gesta dell'antico popolo dei cimbri che arrivato in Italia per conquistare e depredare nuovi territori fu sconfitto dagli onnipresenti romani ma anche dal caldo e dalle zanzare della pianura padana. Quando si dice l'importanza del campo.
- La guerra del fuoco, di Rosny, un altro grande classico preistorico (che io adoro) pieno di avventura, coraggio, battaglie, sangue, incontri con i grandi predatori, strani riti propiziatori ma sentimenti condivisibili e eterni come solo l'anima può essere.
- Phi, Akilah A Kohen, l'unico libro che avrei potuto bruciare se mio marito non mi avesse consigliato invece di regalarlo, ma sono ancora perplessa di questa scelta perché quelle parole entreranno in contatto con altre persone, vabbè magari lo bruciano loro. Comunque questo libro è pieno di pregiudizi e stereotipi sulla presunta inferiorità femminile e sul valore della donna che consiste esclusivamente nel risultare appetibile da parte degli uomini. Inoltre è pieno di espedienti per invitare il lettore a continuare la lettura ed evitare che venga lasciato a metà, come merita.
- La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder, una lieve storia d'amore raccontata attraverso un diario, rinvenuto dal figlio quasi adulto a distanza di anni dopo la morte del padre. Struggente.
- L'inventore del cavallo e altre 15 commedie, di A. Campanile, divertente come al solito ma in alcune di queste veramente esilarante, devo assolutamente citare l'eremita appena tornato da un congresso di eremiti di Parigi, che dovendo vivere separato da ogni altro uomo, si circonda di sole donne.
- Le vite dell'altipiano, di Mario Rigoni Stern, scrittore che adoro, in questo libro raccoglie le storie degli animali, l'arboreto salvatico e le vite della montagna. Si tratta di tanti racconti delle sue parti, l'altipiano di Asiago, la natura, le avventure di scalatori e cacciatori, le fatiche della vita in montagna, le conquiste dei giovani che emigrano e poi ritornano. piccoli racconti dolci e rasserenanti, da leggere anche a voce alta per gli altri.
- Le pietre della luna, di M. Buticchi. Questo libro mi ha fatto innamorare di Buticchi (lo so che l'ho detto anche di altri autori, ma nessuno di loro è geloso), le prime cento pagine raccontano una storia d'amore bellissima, ambientata nell'antica Roma, etruria e lunigiana, tra un ragazzo che da condannato a morte riesce ad elevarsi al grado di liberto, a fare la carriera militare e poi diventa "legato" e una sacerdotessa della Dea. Però a metà libro la vicenda si sposta ai giorni nostri, intervengono archeologi, astronauti, scrittrici scienziate e addirittura i servizi segreti. Da qui poi è tutto un andirivieni nel tempo e appena ci si appassiona a una narrazione, quella cambia e sposta l'attenzione sugli altri personaggi. Tutto fantastico, ma ce n'era già abbastanza della vicenda originaria.
- Toccare i libri, di Jesus Marchamalo, una piccola dichiarazione d'amore per i libri, la lettura, la ricerca, il piacere fisico che riescono a elargire e la catalogazione dei volumi accumulati.
- Manuale di conversazione, di Achille Campanile, un altra raccolta, questa volta però non si tratta di commedie ma di racconti, comunque surreali e molto divertenti.
- Stoner, di John Williams, un libro calmo, con un protagonista tranquillo, anche troppo, che non si ribella abbastanza alle tirannie della vita e vive ogni giorno con senso di dovere e responsabilità. Nonostante l'assenza totale di avventure e colpi di scena, riesce ad essere emozionante, tormentoso e dolce al contempo. Si chiude con una lacrima.
- In nome della madre, di Erri de Luca, un altro punto di vista della storia di Maria, la madre di Gesù, che va ad arricchire la mia collezioni di "altre possibilità" se uno solo dei protagonisti avesse osato ribellarsi al suo destino.
- Che Dio perdona a tutti, di Pif. Un tipo goloso di dolci si innamora, ricambiato, di una pasticcera ma per cercare di compiacere la sua religiosità di praticante, porta all'estremo i dettami della catechesi.
- Firenze 1530, l'assedio, il tradimento, di A. Monti. Avere un marito scrittore vuol dire frequentare i suoi amici scrittori, che conoscendo il nostro piacere condiviso per la lettura, ci propongono anche i loro testi, no, scherzo, l'ho letto per un altro motivo. Comunque Alessandro è uno storico e qui narra le vicende del famoso assedio e la storia dei protagonisti, Malatesta Baglioni, Fabrizio Maramaldo e il nostro amato Francesco Ferrucci che è l'eroe che ha combattuto ed è morto nel paesino dove abbiamo la casa. Quindi eroe nazionale nei secoli, molto più di Garibaldi.
- Io, Nessuno e Polifemo, di Emma Dante. Questo pezzo teatrale mi è risultato un pò difficile per le parti in napoletano, ma mi è piaciuta molto l'idea di quest'intervista che la regista fa ai due contendenti, e riesce a strappargli non solo i fatti, ma soprattutto le emozioni.
- Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci, la giornalista disillusa dopo l'attentato alle torri gemelle scrive le sue considerazioni maturate nell'arco di una vita vissuta ai margini di guerra. Passionale e impossibile da imbrigliare.
- Menorah, di M. Buticchi, siccome il primo mi era piaciuto tanto ne ho comprati altri due e un altro l'ho avuto in regalo. Avvincente anche questo ma non come il primo.
- Lessico familiare, di Natalia Ginzburg, questo è un audiolibro, li ascolto in macchina andando al lavoro, gli altri dell'anno non li ho messi ma questo mi ha catturato tanto, dalla prima all'ultima parola. Bellissimo, emozionante, vero, nostalgico. La storia della famiglia Levi, da prima della seconda guerra mondiale, narrata attraverso i modi di dire del padre, illustre professore di biologia, e gli enormi accadimenti del tempo. Le loro frequentazioni straordinarie, da Cesare Pavese alla famiglia Olivetti, il modo di porsi della madre rispetto ai soldi, al vestire se stessa e i figli, i traslochi, gli arresti, le fughe in campagna, esemplare, da leggere a scuola.
- Sulle rime del Don, di F. Gabici. Si parla di un prete particolare, Anacleto Bendazzi, amante del latino, del greco e creatore di giochi di parole di ogni tipo anche nelle due lingue antiche.
- Il borghese pellegrino, di M. Malvaldi. Anche di questo ho fatto una recensione a parte perché merita veramente; è la seconda avventura di Pellegrino Artusi che, in giro per lavoro, gastronomo in cerca di nuove ricette, riesce a risolvere un caso di omicidio che all'inizio sembrava morte naturale. C'è un ispettore fantastico come il suo nome: Artistico.
- Phantoms, di Dean Koontz. Questo libro me l'ha proposto mio marito, e in effetti è fatto molto bene; è un thriller che fa veramente paura.
- La camera d'ambra, di Matilde Asensi. Lei mi piace molto, è una Dan Brown al femminile.
- Il robot che leggeva le bozze, di Isaac Asimov. Tre racconti esemplari della sua opera con il testo in inglese a fronte.
- La fine dell'eternità, di Isaac Asimov. Ritrovo un mito della mia giovinezza, trovo terrificante che di Asimov si legga e si parli sempre troppo poco.
- I draghi locopei, di E. Zamponi. Questo documento è la narrazione di un progetto avviato in una scuola media intitolata a Gianni Rodari, che notoriamente amava i giochi di parole, o il loro anagramma "i draghi locopei". I ragazzi hanno frequentato per tre mesi, al pomeriggio, dopo la scuola, dei laboratori dove hanno giocato con lettere, parole e frasi, creando risultati straordinari e divertendosi creativamente.
- Le piccole virtù, di N. Ginzburg. Dopo Lessico familiare avevo voglia di ritrovare la serenità e la tenerezza che sanno creare lei e Mario Rigoni Stern coi loro racconti. Qui però non ci sono racconti ma considerazioni su diversi argomenti e fatti della vita. E' meraviglioso e pieno di caro vecchio buon senso il capitolo sull'educazione.
- Achille Odisseo, di F. Nucci. Io adoro i miti greci e ho diverse versioni e punti di vista delle storie, qui c'è una visione più sociologica e sentimentale delle scelte che hanno spinto gli eroi a comportarsi e a vivere come ben sappiamo.
- Novissimi limerick pistoiesi, di P. Beneforti, un classico genere letterario rivisitato in chiave toscana, con componimenti e disegni dell'autore, divertente, bello e interessante.
- Almarina, di Valeria Parrella, una storia intensa, difficile, piena di sentimento e di amore e due donne che trovano il modo di salvarsi a vicenda o salvarsi insieme, e ricominciare a riempire i giorni di speranza.
- Profezia, di M. Buticchi, ancora lui, ancora un viaggio avanti e indietro nel tempo e in America prima del tempo, ricerche archeologiche, avventure cavalleresche, templari, servizi segreti e segreti da scoprire.
- Nuda, di Anna Salvaje. Questo libro è appena uscito, è un diario intimo, una storia d'amore e di sesso, anzi di quel sesso bello che riesce a diventare amore. Nato come diario su un blog online, Anna ha poi raccolto i suoi scritti dandogli forma di romanzo, bello, coinvolgente e intrigante, ci si ritrova a immaginarsi nelle situazioni descritte, con l'anima nuda. Non manca una lettura reale della condizione femminile e degli stereotipi di genere che si trovano ogni giorno sui social e nei titoli di giornale.
- Elogio della fuga, di H. Laborit. Si finisce l'anno col botto; questo libro è fantastico! Lui era un filosofo e biologo comportamentale e analizza i nostri movimenti nella società, nella famiglia, nel lavoro e nei sentimenti. Il capitolo sul benessere spiega benissimo la nostra ricerca di equilibrio tra il principio di piacere e il principio di realtà, in età adulta. Il capitolo sull'amore è il più ostico. Da rileggere sicuramente.
Poesie
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